Le polpette della madre soggera number two

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Un’amica mia carissima che è una specie di figura mitologica, in quanto si tenne lo stesso marito per anni ventisette, mi raccontò che, sposina fresca, si divertiva e si affannava a preparare manicaretti di ogni genere allo sposino suo. Forte di una tradizione di ricette prelibate e succulente trasmessagli direttamente dalla madre, sminuzzava e rosolava, infornava e sfornava, impiattava e decorava…
e la cosa andò avanti di straordinaria fantasia, per quasi tutto il primo anno di matrimonio, sennonché, avendo ormai mostrato tutta la propria destrezza ed esaurito l’intero schedario copiato dalla tutt’oggi produttivissima madre, una sera chiese al marito di manifestare il desiderio di una pietanza in particolare così che lei potesse accontentarlo.
Lo vide concentrarsi ed immaginò che passasse in rassegna tutte le meraviglie da lei allestite fin lì.
Quando il volto di lui s’illuminò soddisfatto per l’elezione del piatto del giorno, con voce squillante e carica di trepidante attesa, disse:

«riso con la salsa! il riso con la salsa di mia madre». «Riso con la salsaaa? Chiddici??».

Perché la verità è che ci piacciono i sapori dell’infanzia. Siamo tutti proustiani e mia madre cucina meglio della tua, anzi di tutte le altre.

Non la mia, la mia no; a me una frase del genere non potrebbe mai uscir di bocca. La mia mamma non è in grado manco di calare la pasta: si scorda la pentola sul fuoco ed è stata capace di bruciare più di un tegame, io, infatti, mi affidai sempre ai ricettari delle mie due suocere, senza timore di competizione alcuna, quanto piuttosto ubbidiente e ligia ai procedimenti.

Certo il marito due se la passò meglio del marito uno, ma visse nella menzogna perché gli spacciavo per mie le cose imparate dalla suocera continentale per risultare originale e non scontata, ma giusto giusto le polpette, la suocera number one non me le insegnò mai, mentre la suocera number two faceva delle polpette che levati!

Non quelle nel formato standard e manco quelle al forno o quelle aggrassate, lei prepara polpette con la passata fresca e le serviva in fondina come condimento alla pasta, il formato imprescindibile erano i tubbittuna, volgarmente detti ditaloni rigati.

Bene, questo era il pasto preferito delle estati fanciulle del marito di sua produzione, lo stesso che le restituii sano sano, ad un certo punto. Ora, le cose giuste, ‘ste polpette erano divine e presto divennero il piatto preferito di tutti i figli e pure il mio.

Mai e poi mai avrei osato chiederle la ricetta se non mi fosse stato affidato quest’articolo, d’altro canto ormai scanto di competizione culinaria tra me e lei manco c’è e quindi eccomi qui ad esporre ed dedurre.

Prima di tutto bisogna specificare che la pietanza è piatto estivo perché la passata deve essere quella fresca, quella fatta a casa con i pomodori raccolti dall’orto, scottati, pelati e pazientemente passati e filtrati con apposito aggeggio.

Per le polpette premunirsi di tritato di maiale e tritato di vitello 200g dell’uno e 200g dell’altro; 150g di mollica fresca, latte, aglio, prezzemolo e sale.

Bisogna poi procedere in questo modo: bagnare la mollica con il latte, aggiungere il tritato ed amalgamare bene, aggiungere le uova e riamalgamare, schiacciare l’aglio ed aggiungerlo con il sale ed il prezzemolo tritato all’impasto.

Fare delle palline di circa tre cm di diametro e passarle a farina. Friggerle ed annegarle nel sugo pochi minuti prima che questo sia pronto. E viri socccu manci!

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