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Racconto di un matrimonio di mezza estate

Micro racconto di una mamma immaginaria, inventata, ma non troppo, dalla fervida mente di Francesca Adragna.

Dialoghi e riflessioni romanzate nella quali ogni riferimento a situazioni reali è stato fortemente voluto e non è per nulla casuale.

Tuttavia come nelle migliori pagine di narrativa il direttore e l’editore, a scanso di insane richieste di risarcimento in sede civile per danni morali o eventuali querele penali, chiariscono che i personaggi sono assolutamente inventati, non esistono nella vita reale ed abbiamo addirittura preferito non dar loro neanche un nome.

CAPITOLO UNO

Dice: «mamma, devo dirti una cosa importante!»
La guardo seria e lei sorride, quindi rido anch’io e le rispondo: «non vorrai certo dirmi che aspetti un bambino!!!».
Risatina a sottolinearne l’assurdità.
– «Appunto, meno male che lo hai detto tu».
Niente, non mi viene fuori neanche una parola, la guardo e incontrando i suoi occhi distolgo velocemente i miei, cerco di mettere a fuoco un punto lontano in modo da raccogliere le idee, capire, usare le parole giuste – ma come fu? quando fu? ma se appena erano soli telefonavo ogni 3 minuti e mezzo o entravo ad offrirgli qualcosa da bere! Quanto caspita di tempo, di cui mi ero scordata, c’è nelle consuete 24h giornaliere?!!!
– «….e che cosa vuoi…fare?» solo questo ho partorito con la mia messa a fuoco strategica.
– «lo teniamo».
Ah! Certo ora spuntò il plurale: sono incinta/lo teniamo!
«Va bene, me lo ridirai davanti a tuo padre e io faccio finta di sentirlo per la prima volta, adesso non parliamone più».
Così almeno avrò il tempo di riflettere sul da farsi.

CAPITOLO DUE


«Papà, mamma ho una novità: aspettiamo un bambino»
– non solo devo averla inconsapevolmente tranquillizzata, ma pure diventò festosa novità!!
Eh, ma ho una scarica di domande e di questioni da puntualizzare adesso:
«da quanto tempo? lo terrete? E se lo terrete sapete a cosa state andando incontro? Vi sposerete?».
«Certo che vi sposerete! Non mi interessa se avrai la pancia, ti devi sposare! Va bene intanto solo in comune, ma poi anche in Chiesa! Non sei credente? Ma se ti ho creduta io!! Sei stata cresciuta da credente, non mi importa! le cose si fanno per bene, ci si assumono le proprie responsabilità anche nei confronti della società!»
«E tu non le dici niente? Hai sentito tua figlia? Parlale tu, falla ragionare! Domani andrete in parrocchia a parlare col parroco direte a lui le stesse cose che stai dicendo a me e poi ne riparliamo!!».
Grazie al cielo il parroco è dalla mia parte e questa la spunto, ora vediamo di organizzare il resto.

 

CAPITOLO 3


«Ma quando dopo che nasce! Ti sposi prima, foss’anche due ore».
«Grassa? d’estate no? Ci pensavi a tempo debito!
No guarda il verde ti sbatte in faccia al limite avorio!
Ma perché in casa, non si può prendere una villa come fanno gli altri? E la gente dove la mettiamo? Come non vuoi estranei?!
ma noi ci dobbiamo sdebitare con un sacco di persone!
Va bene a casa ma dobbiamo dirlo anche alla prozia e alla bisnipote, si vede che ridurrai il numero degli amici».
«Per partecipazioni semplici che intendi?
Ma quale annunci tu! Siamo io e tuo padre ad annunciare così come a pagare!
Nocaramia, ci metto nome, secondo nome, terzo nome e predicato, sono io che invito!».
«Una lista nozze non la devi fare?
Come quello che fa piacere a loro le cose devono piacere a noi! Vabbè, intendevo a te magari ti consiglio su qualcosa che solitamente non usi, se non lo usi non lo vuoi?
Voglio vedere quando sono cose buone se non le vuoi più!
Ma dico tuo padre non deve dire niente?
Certo certo occupati del menù, tu hai preferenze? Non te ne frega niente va bene manco a me!».
«Rosso?!!!!!!!dove lo hai trovato? Ma le spose mettono le calze anche a ferragosto!
Perché hai levato i pupi dalla torta? Ma vero manco una fotografia ci dobbiamo fare?».

 

CAPITOLO 4

«Certo che ce l’ho messo io il baby doll sotto il tuo cuscino, cosa ti volevi mettere la prima notte, pigiama e calzettoni? Sì, sì, che non è la prima notte è più che evidente, ma ora devi cominciare a preoccuparti di tenertelo ‘sto marito!».

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