Nozze ai tempi del coronavirus. Cerimonia subito, festeggiamenti a data da destinarsi

Nozze ai tempi del coronavirus
La pandemia di coronavirus
che ha colpito il mondo a partire dai primissimi mesi del 2020 ha fin da subito assunto i tratti non solo di una vera e propria emergenza sanitaria ma anche di una crisi economica che il mondo contemporaneo non è stato in grado di prevedere e, benché meno, di sostenere.

Tra i tanti settori che hanno dovuto affrontare un crollo finanziario, non possiamo non menzionare il mondo del wedding la cui industria – solo in Italia – fattura circa 540 quaranta milioni l’anno. Ma, se molti sposi si sono visti costretti ad annullare o a posticipare la data delle proprie nozze, a partire dal 15 giugno, giorno in cui si sanciva ufficialmente la ripresa delle cerimonie e dei banchetti nuziali, si è stati come travolti da una folata di speranza e di roseo ottimismo che ha permesso, non solo ai tanti sposi di poter condividere un giorno speciale insieme ad amici e parenti, ma anche ai lavoratori del settore del wedding di rimettersi gradualmente in moto.

Ma, se le cerimonie estive hanno rappresentato un’occasione più che unica per lasciarsi alle spalle la tragicità dell’inverno, la solitudine, la crisi finanziaria del lockdown e la lontananza dalle proprie case e dalle proprie famiglie, adesso – come una doccia d’acqua gelata – ci ritroviamo di fronte ad una serie di DPCM, pubblicati tra ottobre scorso e novembre, che ancora una volta hanno scoraggiato gli animi di coloro che avevano programmato o rinviato le nozze in autunno.

In un susseguirsi di restrizioni: prima (DPCM 12 ottobre) è stato previsto un limite massimo di 30 invitati per cerimonia, disposizione che ha portato non poco scompiglio tra le famiglie dei promessi sposi.

Cosa fare?  Rinviare per una seconda volta le nozze pur di non decimare la lista degli invitati evitando, così, un ipotetico “focolaio” oppure, a denti stretti, rassegnarsi al destino e pensare ad una mascherina in pendant col proprio abito nuziale?


Domande alle quali non c’è neppure stato il tempo di dare risposta. Un successivo DPCM (del 24 ottobre) ha vietato addirittura feste e cerimonie sconsigliando perfino le feste in abitazioni private. Purtroppo, l’aumento considerevole dei contagi nel nostro Paese e il rischio che si corre nello “stare insieme” ha condizionato ancora una volta il mondo delle cerimonie e delle feste private, circostanze conviviali da sempre ritenute ad alto rischio contagio dall’Istituto superiore di sanità. Sicuramente le difficoltà, la rabbia e la delusione sono, in un modo o in un altro, di pari entità: disdire un invito alla vigilia delle nozze rinunciando al calore degli amici e ad un semplice brindisi collettivo o accontentarsi di una chiesa o di una location semideserta non è certamente l’idea che abbiamo di un matrimonio all’italiana, chiassoso ed affollato.

Una soluzione è quella di sposarsi nella sobria eleganza di una cerimonia civile o, se la propria etica lo impone, religioso o concordatario, per poter vivere il giorno del proprio “sì” nell’intimità della coppia e dei parenti strettissimi.

Una opportunità per soffermarsi a riflettere sul significato autentico dell’unione tra due persone che desiderano unirsi in matrimonio e, in questo momento così particolare e delicato della storia mondiale, scambiarsi la promessa di rinviare a tempi migliori il festeggiamento chiassoso ed affollato che ogni coppia desidera e dovrebbe meritare.

Potrebbe piacerti anche

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

© Nozze in Città