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Musica di nozze e regole liturgiche

Non tutti i brani sono ammessi

Lo hanno immaginato tutte le donne, almeno una volta nella vita: l’ingresso in chiesa, il cuore in subbuglio, i passi che separano dall’altare, la tensione, il profumo dei fiori e poi la musica, che rilassa l’animo e lo predispone. Note che torneranno nella memoria a ricordare gli attimi antecedenti il fatidico “Sì”.

Non sottovalutate il potere evocativo della musica. Scegliere quella “giusta” può essere un dettato dell’anima, della spiritualità, della fede o anche, più semplicemente, dell’amore. Quale che sia la vostra fonte d’ispirazione, in riferimento ai canti d’entrata e d’uscita dei “novelli” Sposi, l’Ufficio Liturgico della Conferenza Episcopale Italiana della Chiesa Cattolica, si è espresso all’unanimità: «È oramai consuetudine ben radicata accompagnare l’ingresso e l’uscita degli sposi dall’aula liturgica mediante l’esecuzione di brani di musica: le cosiddette marce nuziali […] I canti da eseguire siano adatti al rito del Matrimonio ed esprimano la fede della Chiesa [..]

Quello che è detto dei canti vale anche riguardo alla scelta di tutto il programma musicale». Nessun divieto esplicito, ma il richiamo a un uso liturgico appropriato di musica e canti.
In questa direzione, di maggiore ortodossia e rispetto delle forme liturgiche, si è conformata la Diocesi di Trapani che ha organizzato un convegno per spiegare agli addetti ai lavori canti e musiche liturgiche. I brani più noti (Marcia nuziale di Mendelssohn, Marcia Nuziale di Wagner, Largo di Haendel, Ave Maria di Gounod, Ave Maria di Schubert, Aria di chiesa di Stradella), bisogna dirlo, nulla hanno a che fare con la liturgia.

Ad aprire il cerimoniale, di solito, è la Marcia Nuziale di Felix Mendelssohn. Questa marcia, scritta dal compositore tedesco per musicare “Sogno di una notte di mezza estate” di Shakespeare, è divenuta con il tempo la musica di accompagnamento di uno dei momenti più attesi della cerimonia nuziale: quello in cui la sposa fa il suo ingresso e avanza con solennità lungo la navata, verso l’altare e lo sposo.

A discapito del successo ottenuto, in talune Chiese, è sconsigliata “l’entrata” con accompagnamento delle celebri Ave Maria di Schubert e di Gounod e “Sogno” di Shubert. Ragioni di varia natura collocano questi brani tra le musiche profane e non liturgiche.
Ave Maria di Shubert, è ispirata da un’opera del poeta scozzese Walter Scott ed è, in musica, la preghiera di una giovane ragazza per la salvezza del padre.
L’Ave Maria di Gounod, sarebbe la rielaborazione di un preludio di Sebastian Bach, sfruttato da un editore con l’adattamento del testo all’Ave Maria in latino, e Sogno di Schumann rientra nell’ambito della musica da camera (non liturgica). La convenzione (più o meno recente) di concludere la cerimonia nuziale con una musica di congedo, non era originariamente contemplata dalla Messa nuziale, tuttavia, è diventata una consuetudine.

Il congedo concede (musicalmente parlando) l’esercizio di una maggiore libertà e flessibilità decisionale quindi sbizzarritevi nella ricerca di canti liturgici “inesplorati” e  “preziosi”. In questo modo, si favorirà la crescita della cultura musicale sia della comunità ecclesiale che di quella civile.

Per i momenti rituali in cui è previsto il canto, potreste decidere di affidarvi al Coro della vostra Chiesa oppure chiedere che i canti vengano intonati da un solista.

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