Il Bacio. Tra, poesia, arti figurative, fotografia e cinema

Il Bacio. Riflessioni e Rappresentazioni.

Nell’orbita di una società ghosting, di rapporti in assenza, interconnessa, dipendente dai “like” e dalla banalità del male, la profezia del sociologo Bauman, di un amore liquido, ipotecato su un futuro incerto, minacciato dall’incomunicabilità e da un potenziato silenzio globale, sembra si sia avverata.

146 Muscoli di emozioni

Che il bacio possa essere la ricetta per quell’agognata felicità? Quel “contatto” di cui tutti avremmo bisogno nell’epoca dei “disincontri” – direbbe Buber?

Se lo chiedono in molti, da antropologi a sociologi, da psicologi a studiosi di empatia e intelligenza emotiva. Il primo fu Darwin, che definì il bacio “un atto sociale”, “un contatto di piacere”, un’evoluzione che, dalla suzione materna, è divenuto accomodamento del desiderio di un legame affettivo.

Del resto, oltre a scaturire impulsi neurali, sprigionando ossitocina, endorfine, dopamine, adrenalina, che s’imperniano sul piacere fisiologico e mentale del cervello umano, un bacio allena 146 muscoli, coordina la ginnastica facciale prevenendo le rughe, rafforza il sistema immunitario attraverso il miliardo di germi “buoni” che i partner si scambiano con la saliva, aumenta la libido e l’eccitamento sessuale. Inoltre attenua lo stress, abbassa la pressione arteriosa e controlla il colesterolo.

Insomma, il bacio sembra un’efficace medicina per il benessere di tutti, l’appiglio a un alfabeto carnale, antico ed erotico, che appaga quel desiderio di perenne mancanza in una società virtuale e consegnata all’isolamento. Siete d’accordo?

Il bacio è linguaggio non verbale, ma non è un gesto universalmente riconosciuto. Gli scienziati dell’Indiana University hanno rilevato che poco meno del 50% della popolazione mondiale riconosce il bacio come scambio romantico e sessualmente identificato.

Il Bacio, usi e costumi

Più la società è evoluta, più il bacio è praticato in complesse accezioni. Nelle primitive collettività indù e sanscrite era un “respiro dell’anima altrui”; per i cristiani l’adorazione d’icone sacre; nell’unione coniugale è scambio romantico e istintivo; tra la madre e un figlio è devozione e dono; per gli scettici è l’augurio di buona fortuna baciando oggetti inanimati.

Per alcune culture baciarsi è indispensabile, e oggi si parla persino della “scienza del bacio”, la “filematologia”; in altri Paesi è un atto impensabile, pura bizzarria, proibito dalla legge in Malesia, poco igienico in Cina, irrispettoso in pubblico in Giappone.

“Apostrofo rosa” … ma non sempre.

Il bacio, “apostrofo rosa tra le parole t’amo” – come lo definì Rostand in “Cyrano de Bergerac”, nella cultura occidentale è diffuso in miriadi di espressioni e linguaggi, veicolato da cartelli pubblicitari, film, forme artistiche, pittoriche e fotografiche.
Assume valenze provocatorie, affettive, politiche, erotiche, persino pornografiche.

Il Bacio nell’Arte

Il limite tra purezza e oscenità diventa così labile. Si rimandi alle foto del bacio di donne di Man Ray, alla stampa oscena di Hokusai “Il sogno della moglie del pescatore” (1814), al bacio rivoluzionario dei due giovani per strada nella guerriglia di Vancouver (“Vancouver riot kiss”).

Famosissimi i baci puri di Klimt e Hayez, eterei di “Amore e Psiche” del Canova e di “Paolo e Francesca” di Rodin, angosciosi di Munch.

Nel cinema si ricordino il bacio commosso di Rossella O’Hara con Rhett Butler in “Via col vento”, il primo “alla francese” tra Natalie Wood e Warren Beatty in “Splendore nell’erba” o quello lungo sei minuti in “Kids” tra Gregory Smith e Stephanie Sherrin.

il bacio via col vento

In poesia,Da mi basia mille, deinde centum” canta Catullo alla sua Lesbia e “I ragazzi che si amano si baciano in piedi contro le porte della notte”  verseggia Jacques Prevert. Pertanto, qualunque sia il suo significato, espressione, effetto istintuale o comportamento appreso, il bacio rimane il più antico, amabile e pulsionale atto, eroico ed erotico, a beneficio di ognuno di noi.

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