UN MATRIMONIO PERFETTO.
 

NEL SEGNO DI LE CORBUSIER - MOSTRA PERSONALE DI FRANCO MINEO


Franco Mineo nasce nel 1936 a Trapani. Negli anni ’50 e ’60, dopo aver conseguito la Maturità Scientifica, dimora per lunghi periodi a Milano, dove frequenta ambienti letterari e culturali in genere e dove approfondisce la sua vocazione artistica, con corsi di arredamento e di arte figurativa.

In tale contesto ha svolto attività operativa nel settore dell’arredamento, coltivando nel contempo e da autodidatta l’espressione pittorica. Intraprende così, una produzione pittorica di tipo decorativo.

Negli anni ’80 si trasferisce in Toscana, collabora con alcune aziende toscane e venete, coordinando progetti di modellistica e di decorazione, destinati in particolar modo alla produzione di mobili laccati e antichizzati.
Alcuni anni dopo si trasferisce a Trapani e soprattutto ritorna sempre più spesso sull’isola di Favignana dove trae ispirazione dai temi siciliani.

www.francomineo.it - studio@francomineo.it





.........................................

 

 

“Il fondo della mia ricerca e della mia produzione intellettuale ha il suo segreto nella pratica ininterrotta della pittura… Disegni, quadri, sculture, libri, case e progetti, per quanto mi riguarda personalmente, non sono che una sola e identica manifestazione creatrice”. 

Le Corbusier, Parigi 1953



…Ubbidendo ad una pulsione interiore Mineo, affascinato dalle relazioni dirette tra forma,  luce, ombra, colore, indagate da Le Corbusier, dà vita a opere in cui uno degli oggetti più celebrati dall’attività di Le Corbusier designer, la sedia, viene eletto a cifra espressiva di un dualistico  rapporto oggetto - spazio risolto in quadri concepiti come entità spaziali autonome, non più rappresentazioni di oggetti ma oggetti - in - sé, in cui  luce e colore, condensandosi in forme, costruiscono lo spazio privilegiandone una resa ora piana ora tridimensionale ma sempre evidente e tangibile nella consapevolezza che nessuna superficie e nessuno spazio possono esistere senza colore. La tela come un “piano plastico” in cui profondità e risalti sono integrati e non rappresentati.
L’oggetto - sedia viene declinato in tutte le sue possibili varianti: formali, compositive, illusionistiche e plastiche, si fa unico protagonista della composizione o si affianca ad infinite repliche di se stesso in un gioco rutilante e gaio di prospettive ribaltate, ruotate, frontali, accidentali mai dimentiche della tradizione mediterranea del colore così cara a Mineo.

Trapani, 2010                                                                      
Alessandra Infranca


…Non sono ammassi di sedie inquietanti care a Ionesco, e forse neanche le sedie firmate dal design contemporaneo di Zanotta o Kartell, o Cappellini e Knoll o, quelle notissime, di Gaetano Pesce, oppure, in particolare, la storica LC2 di Le Corbusier fino al ‘Butterfly Stool’ di Sori Yanagi; ma si avverte, qui, una ricerca visiva ancorata alla necessità di antropizzare il più possibile il soggetto versato nel recinto visivo, animato da una mobilità a sostegno della ludica parsimonia del prodotto. Esso è reso, contemporaneamente, ricco ed essenziale, in cui tracce e forme si condensano per emblemi significativi, nella morfologia del manufatto mostrata nella sua essenza cromatica, nella sua sostanza poetica (una poetica dello spazio, s’intende), che ne traducano fascino e grazia nel contesto euclideo del paesaggio abitativo. I motivi di demarcazione delle icone proposte da Mineo, sostanziate dai marroni, dai verdi, dalle terre, si espongono ora, non soltanto come oggetti a noi essenziali e domestici, in quell’addomesticamento inteso nel suo valore sentimentale, ma come proiezione sociale di una storia di curve e rette, pronte ad accompagnarci e suggerirci i motivi dell’armonia, la palpabile interazione tra spazio vivibile e plasticità della superficie in cui abitiamo e il nostro percepire, della geometria, ogni invitante motivo, ogni suono.

Palermo, 2010 
Aldo Gerbino



…Franco Mineo dimostra nei fatti che, un inquadramento, espressionista, astrattista o informale della sua opera non è sufficiente a giustificarne l’iter pittorico e ideologico. Il riferimento a Le Corbusier non è casuale.  
Egli sosteneva l’unità dei linguaggi (architettura e pittura, anzitutto), manipolando i complessi meccanismi della rappresentazione, scrutando piante e quadri contemporaneamente; riorganizzava e viveva gli spazi in maniera innovativa, attenzionando il ceto medio e la quotidianità; auspicava la pianta ed il prospetto liberi in architettura (due dei cinque punti fondamentali dell’architettura moderna), così come l’uso libero e giocoso del colore e delle forme in pittura; presupponeva, in sostanza, un ritorno all’ordine tout court attraverso una libertà creativa non intaccabile.  
Questa è la strada difficile su cui procede con cautela Franco Mineo, progettando i suoi dipinti. La sua ricerca pittorica, riflessiva e introspettiva, è esperienza intellettuale sull’arte contemporanea o, più semplicemente, percorso quotidiano dell’uomo d’oggi.  
“C’è uno spirito nuovo: spirito di costruzione e di sintesi guidato da una concezione chiara…”
(Esprit Nouveau, 1920).

Palermo, 2010
 
Fabrizio Costanzo

 

Login Area Personale

 

Cerca sul sito