UN MATRIMONIO PERFETTO.
 

Le quattro C

Catia Amantia
Gemmologa

UNA 'QUESTIONE' DA NON SOTTOVALUTARE

Manuale di sopravvivenza tra tagli e montature 

 

L’anello di fidanzamento è il dono simbolo della promessa di matrimonio, per antonomasia; un pegno d’amore che la futura sposa indosserà all’anulare della mano sinistra, la cui vena arriva dritta al cuore. Gli uomini stentano a crederlo ma il fascino del solitario come simbolo di fidanzamento resiste ancora oggi.

È una tradizione di orgine regale rimasta viva nei secoli. Donare un solitario è diventato quasi una tappa fissa nel percorso verso il matrimonio.

Sulla “questione anello”, le donne continuano a esigere un rituale preciso; nonostante una nutrita schiera di uomini si ostini a sostenere che sia un istituto desueto e che non sia necessario, soprattutto se si dovesse decidere di convivere senza sposarsi. A costoro ricordiamo che l’anello di fidanzamento espleta un solo, essenziale, ruolo: essere esibito!

Solo un uomo è più inadeguato di chi non regala l’anello: colui che sbaglia a sceglierlo, o che non segue i rituali tanto amati dalle donne.

L’anello di fidanzamento deve essere riconoscibile, anche se sfoggiato insieme ad altri. Deve rispondere a criteri che ne fissano i requisiti minimi: metallo e pietre preziose. Deve montare smeraldo, rubino, zaffiro e, soprattutto il grande classico: diamante. La scelta della montatura riguarda gusti e preferenze dell’acquirente e della persona che indosserà il gioiello. Se deciderete di farvi montare l’anello potrete scegliere anche la lavorazione personalizzandola: lucido o satinato, bombato o piatto, tipo di montatura e taglio della pietra. 

Il “Solitario” è il modello più richiesto ed ha una montatura piuttosto semplice, volta a far risaltare il più possibile la pietra centrale, a volte attorniata da altre piccole pietre preziose, anche diamanti più piccoli. Può essere in oro bianco - la soluzione più diffusa - ma anche giallo, rosso o rosa. Oppure in platino, più prezioso, meno diffuso, ma anche più costoso.

La pietra centrale dell’anello la possiamo trovare incassata in diversi modi:

Tiffany: costituita da 6 o 4 punte (griffe), con una apertura a “v” tra una punta e l’altra. Ha sulla pietra un effetto di elevazione che la pone maggiormente in risalto.

Coppa: incassatura a griffe costituita da 6 punte che si innalzano verticalmente da una base festonata.

Illusione: sempre costituita da punte, ma in aggiunta ha un anello metallico che circonda la griffe o le granette che fermano la pietra. I bordi vengono lavorati con motivi radianti.

Castelletto: come la griffe ma con due piccole fasce laterali che aggiungono sostegno, e sicurezza, alla montatura centrale. 

Castone: altra montatura molto classica che vede la pietra incastonata in un alloggiamento predisposto sull’anello. È la più sicura ma anche quella che lascia entrare meno la luce. 

A tensione: la pietra viene tenuta in posizione dalla pressione dell’anello. L’impressione è che il diamante sia sospeso nel vuoto, ma la sensazione di sicurezza è davvero scarsa. 

Grappolo o Contorno: le pietre vengono montate secondo un disegno simmetrico. Un tipo molto diffuso monta 7 pietre: 6 pietre uguali disposte concentricamente attorno alla settima pietra, che solitamente ha dimensione maggiore.

Ecco i tagli più diffusi: 

Taglio a brillante rotondo: il più richiesto, grazie alle 57 faccette che garantiscono una rifrazione molto articolata e un effetto di luce molto intenso. 

Taglio navette o marquise: le sue 57 faccette offrono la stessa brillantezza del taglio rotondo ma con una minore rifrazione sulle punte. È un taglio molto difficile e delicato a causa della fragilità delle punte e della difficoltà d’esecuzione. 

Taglio a goccia: molto diffuso, dopo il taglio rotondo, offre le stesse caratteristiche del taglio marquise senza i suoi svantaggi. La luce brilla di più nella parte tondeggiante, mentre tende a disperdersi in punta. 

Taglio a smeraldo: di forma rettangolare oppure quadrata, ha tra le 40 e le 50 faccette e un aspetto molto “pulito” grazie alle superfici più estese. La rifrazione della luce è però molto ridotta rispetto al taglio più classico. 

Taglio ovale: variante del taglio rotondo, ha 57 faccette ed è stato introdotto da Lazare Kaplan nel 1960. 

Taglio princess: variante del taglio rotondo, mantiene una forma quadrata e ha ben 76 faccette che lo rendono il taglio più luminoso in assoluto tra tutti. 

Taglio a cuore: un’altra variante del taglio rotondo, ha 59 faccette e la classica forma a cuoricino.

 

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