UN MATRIMONIO PERFETTO.
 

IO & TU

L'ARTISTA DEI CAPPELLI

Mattia Cipolla, modista d'altri tempi

 

Quando il centro storico era il cuore pulsante della città di Trapani, in Via Badia Nuova al numero civico 13, rubava la scena alla nascente industria del prêt-à-porter la modisteria-sartoria “CM”.   

Mattia Cipolla, 95 anni il prossimo 25 Giugno, conosciuta come “la cappellaia” è una donna straordinaria che ha fatto del suo lavoro la sua ragione di vita. 

Quando siamo andati a trovarla non s’è fatta attendere: puntualissima ed impeccabile, in tailleur grigio, e con un portamento segnato dagli anni ma pur sempre elegante. 

Di eleganza, Mattia Cipolla, se ne intende perché con la sue mani, e con la sua “arte”, ha vestito tante nobildonne e signore dell’alta borghesia trapanese attraverso un percorso di moda lungo quasi un secolo. 

Ci racconta la sua vita: «Mia mamma è rimasta orfana del padre a 18 anni e così andò a lavorare al Convitto Sales dove faceva la sorvegliante alle convittuali. Poi conobbe l’uomo che sarebbe divenuto mio padre e si sposò. Nel 1913 nacque mia sorella Bartolomea e tre anni dopo nel 1916 a Crocci in contrada Lenzi, sono nata io. Con la prima grande guerra mio padre andò ‘a sparare’ e non fece più ritorno. Mia madre mi raccontò che il giorno del mio battesimo, non so come ha avuto la notizia, arrivò di corsa nella piccola Chiesa di Lenzi, mi battezzò e andò via. Da quel giorno non si ebbero più notizie. Conservo ancora le sue foto e mi ricordo di quando mia mamma mi parlava di lui. Così, rimasta vedova, toccò a mia madre mantenere noi figlie. Diede la sua vita per il lavoro, stirando e facendo il bucato alle famiglie della zona». 

Il racconto prosegue con puntuale lucidità. Mattia Cipolla ci spiega minuziosamente ogni particolare di quello che sarebbe poi divenuto il suo lavoro: «Mia mamma voleva che noi figlie imparassimo un’arte e così le sue sorelle le consigliarono di trasferirsi da Crocci a Trapani, di prendere una casa e di avviare sia me che Bartolomea al lavoro. Mia madre accettò e con il loro aiuto ci siamo trasferite. Mia sorella andò a imparare il mestiere di sarta presso la sartoria Scontrino e a me mia madre disse: e tu Mattia dove vuoi andare? Sicura di me le risposi: “Io voglio andare a fare i cappelli». 

Per la Signorina Cipolla si aprirono così le porte della modisteria Garuccio, punto di riferimento in quegli anni, verso la fine degli anni ‘20 ed i primi anni ’30, per chi voleva imparare a Trapani il mestiere della modista. 

«Avevo 12 anni e la mia insegnante mi coccolava come una mamma e mi diceva ti voglio bene come una figlia e intanto che imparavo il mestiere mi sentivo amata e rinfrancata».

A questo punto le chiediamo come sia nata la sua passione per i cappelli.

Con gli occhi lucidi e la voce flebile ci risponde: «Passione di bambole. Mia sorella cuciva i vestitini alle bambole ed io facevo le cuffie ed i cappellini».

Dopo la morte del padre che non ha mai conosciuto, la giovinezza di Mattia Cipolla è stata purtroppo segnata da un altro tragico evento il cui triste ricordo è indelebile nella sua mente.

«Mia mamma che aveva una nipote, sposata e con due figli maschi anche loro orfani di guerra, mi chiese se acconsentivo a fidanzarmi con uno di loro. Mi disse: lo vuoi? Ti piace? Ed io risposi di sì anche perché in quegli anni si usava così. Non c’era l’entusiasmo di oggi e la vita era diversa. Così mi sono fidanzata con la promessa di sposarci dopo la guerra. Anche lui come mio padre non fece più ritorno.Ho avuto altri pretendenti, tra i quali anche un finanziere, mai io ripetevo sempre: non voglio nessuno, aspetto il mio fidanzato o lui o nessun’altro».

Era il 1940 e Mattia Cipolla aveva 24 anni quando decise di dedicare tutta la sua vita solo ed esclusivamente al lavoro accompagnata dai ricordi per un amore che non è mai sbocciato.

Il suo ricordo prosegue preciso e dettagliato: «dopo la modisteria Garuccio andai a fare la sarta e la modista presso la famiglia Abita dove sono rimasta per 25 anni. In quegli anni si usava avere la sarta in casa e così andavo a cucire nelle famiglie e quando ultimavo un abito mi dicevano: ma lei fa anche cappelli? Certo rispondevo io. E così ho iniziato a fare vestiti e cappelli».

Passarono gli anni e nel 1969 la Signorina Cipolla decise di aprire in Via Badia Nuova la “CM” sartoria e modisteria. Mi racconta: «avevo un mare di clienti. Tanta gente che mi aspettava seduta davanti la porta della Chiesa e quando mi vedevano arrivare mi dicevano: a quest’ora si viene? E io rispondevo: che cosa volete, un sarto si deve fare attendere. In un minuto mi sbrigavo tutti i clienti. Mi piaceva proporre i cappelli. Chiedevo: ‘di che colore sono i suoi accessori?’ E così abbinavo al vestito il cappello dalla forma e dal colore più adatto».

Perché è importante un cappello? 

Ci risponde con piglio deciso: «il cappello completa la toletta. Una donna cha va ad un matrimonio senza cappello anche se pettinata benissimo non ha ‘niente di bello’». 

L’intervista continua e la signorina Cipolla, rimasta in piedi tutto il tempo, ci spiega che la moda non è molto cambiata. È la stessa degli anni 30 40 e 50, perché dalle “forme base” gli stilisti prendono spunto per le loro collezioni. Ci chiarisce la differenza tra una sarta e una modista. La prima parte dal modello e sviluppa il taglio, mentre la seconda lavora sulla forma di legno.

La signorina Cipolla è prima di tutto una modista, specializzata nei cappelli per signora. 

Grazie allo straordinario aiuto della sorella Bartolomea, Mattia Cipolla  ha realizzato anche vestiti di Carnevale da vendere o da affittare, che ancora oggi sono molto richiesti. Ci fa vedere un abito ispirato a Maria Stuarda, naturalmente con tanto di cappello. 

Lei cuce ancora?

«Non tanto - risponde - perché la vista non mi accompagna ma riesco a guarnire o mettere in forma un cappello. E comunque, oggi, con i cappelli si lavora poco, mentre gli abiti in maschera sono sempre molto richiesti perché il Carnevale è divertente e la gente non rinuncia a svagarsi e a divertirsi. E anche quest’anno è andato bene».

Oggi, la  Signorina Cipolla segnata dal tempo e da alcuni problemi di salute è accudita amorevolmente dalla nipote che le ribadisce quanto sia “tuttora” importante la sua presenza all’interno della modisteria che è stata per lei il punto di forza nei momenti più bui della sua vita mentre per tutti noi trapanesi è un “scampolo” di storia della nostra città.  

Così se vi trovaste a transitare da Via Badia Nuova al numero civico 13 potreste scorgere dalla porta vetrina, di quella che era una rinomata sartoria-modisteria, una donnina minuta e silenziosa che con lo sguardo rivolto all’esterno sfida lo scorrere inarrestabile del tempo e ricorda come fosse ieri quando diceva alle sue numerose clienti: «un sarto si deve fare attendere!».

Quella donnina minuta ma dal carattere forte è “l’artista dei cappelli”: Mattia Cipolla.

 

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