UN MATRIMONIO PERFETTO.
 

LA CASA DEI SOGNI

NEL SEGNO DI LE CORBUSIER

Franco Mineo. Narrazione di un cross over artistico

 

I quadri sono elemento d’arredo necessario per una casa. Affermazione confutabile, discutibile, persino opponibile al suo contrario: i quadri non sono elemento d’arredo necessario per una casa.

E allora quale è un elemento di arredo fondamentale per una casa? La sedia per esempio. Vero. Vero per noi occidentali; falso per alcuni popoli orientali, che siedono per terra. 

Una sedia dipinta in un quadro è elemento necessario per l’arredo di una casa. Falso se ricerchiamo in quella sedia la sua funzionalità. Vero se sappiamo trarre da quella sedia la sua ousía, la sua essenza, come dice Aristotele nella Metafisica. È la sfida che propone Franco Mineo nelle sue ultime opere, frutto di una osservazione pittorica della realtà che punta all’essenza della rappresentazione. Viene da chiedersi quale fascinazione abbia attraversato l’anima dell’artista che rimodula la sedia in forme, sagome, linee, colori, gradazioni, toni, sempre diversi. 

La sedia è un elemento di arredo utilizzato, per l'appunto, per sedersi. È costituita, nella tipologia classica, da un piano orizzontale (la "seduta"), delle gambe di sostenimento (in numero di quattro) e da uno schienale di appoggio.  Definizione fredda, e non rigorosa, osiamo affermare. È stata copiata da wikipedia. L’enciclopedia universale sul web ha il grande merito di avere reso fruibile a tutti il sapere, ma mostra il limite, altrettanto grande, di aver ridotto il sapere a consumo separandolo dall’essenza del sapere: la ricerca. Ed è proprio la ricerca dell’ousìa che emerge dalla pittura di Franco Mineo. I suoi quadri ci parlano, come ci parlano le sue sedie. Parlano del percorso, personale ed umano di Franco Mineo, che da oltre trent’anni, attraversa le arti decorative, il design, l’architettura. Quest’ultima, almeno, come passione e punto di riferimento. 

Parlano le sedie di Mineo, come ci parlano e pensano le sedie di  Wittgenstein nelle Ricerche Filosofiche («la sedia pensa tra sé e sé...»). Ora architetture delicate, ora schematici elementi divisori di variazioni cromatiche. Rappresentate singolarmente, in coppia, allineate come ranghi di soldati, confusamente sovrapposte, disarticolate, diffusamente disposte in molteplici esemplari, appena accennate da distinguere nelle linee di colore.  Sono sedie che occupano uno spazio, lo scandiscono, lo rendono altro dal vuoto. Dunque le sedie di Mineo con la loro materialità, resa concreta dalla sicura stesura del colore, assumono un linguaggio che è insieme pittorico e architettonico e, perfino, semantico e filosofico: ogni singola sedia, ogni rappresentazione di essa è una cosa e assume una sua oggettività  – come scriveva Heidegger –: la cosa che «in quanto cosa ha il suo luogo, il suo punto nel tempo». 

Dall'altra parte le cose parlano per autoevidenza: res ipsa loquitur, la cosa parla da sé. Semmai ognuno di noi avrebbe il dovere di porsi in ascolto. Osservare un quadro è anche ascoltarlo. Mineo rende omaggio attraverso le sue ultime opere al grande Le Corbusier, ai più noto come architetto, ma anche pittore. O forse era pittore, ma anche architetto ed insieme designer. In questa molteplicità espressiva Mineo si rispecchia mostrando certezze ed inquetudini. Una sorta di cross over di esperienze umane ed artistiche. Un cross over come quelli cui ci hanno abituato le rappresentazioni filmiche o, più di frequente, fumettistiche. Mineo abita l’universo di Le Corbusier, come il mondo di Edouard Jeanneret ha abitato sotterraneamente la vita di Franco Mineo. Oggi questo fiume di emozioni carsicamente alimentato nel corso di anni di pittura è riemerso alla superfice nella mostra “Nel segno di Le Corbusier – due momenti” . C’è infine una assenza – presenza che le sedie evocano. La sedia è, qui e ora, per far posare il corpo, busto eretto e  gambe piegate,  su un piano di sostegno. Essa parla di sé e, implicitamente, antropomorfologicamente parla anche di un uomo che non è mai rappresentato e di cui ci restituisce, platonicamente, l’idea di esso. Un’assenza che ponendo in rilievo la funzione della sedia ne esalta, asciuttamente, l’aspetto formale, delle linee, del design, del colore. Esattamente la lezione dell’architetto pittore Edouard Jeanneret – Le Corbusier.

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