UN MATRIMONIO PERFETTO.
 

LA CERIMONIA

FAST FOOD. MATRIMONIO LOW COST

A colloquio con Francesco Saccà
Responsabile della condotta Slow Food


 

Il “banchetto di nozze” al fast food sembra sia la nuova frontiera del matrimonio low cost: la catena Mc Donald’s ha creato l’offerta McWedding. 

Banchetto nuziale per cento invitati, decorazioni della sala con festoni e palloncini bianchi, sottofondo musicale, un omaggio agli sposi. Niente aperitivi, primi, secondi e torta nuziale: al loro posto cheesburger, patatine, bibita analcolica ed una ‘apple pie’ che rimpiazza la classica torta. Prezzo: 286 euro. 

Un bel risparmio, paragonato ai prezzi medi della ristorazione classica. I tradizionalisti e i puristi della buona tavola inorridiranno. Per il momento l’iniziativa è relegata alle sedi di Hong Kong. Se l’esperimento avrà dato i suoi frutti il pacchetto nuziale verrà esteso alle altre filiali. Sulla stessa scia, negli Stati Uniti, s’è collocata Kentucky Fried Chicken, la catena che ha per piatto forte il pollo fritto. 

La tendenza dei matrimoni al fast food pare sia stata lanciata in California, con iniziative individuali e spontanee. La stampa statunitense, sempre attenta al rapido cambiamento di costume, ha registrato come le agenzie matrimoniali, in tempi di crisi, offrissero ai propri clienti anche l’opzione “low cost”, con pranzo al fast food.

Per il momento il nostro paese non è stato travolto da questa moda ed è probabile che l’italiaca resistenza al fast food, in favore dello slow food, possa contenere il fenomeno che però incuriosisce anche chi, per scelta culturale, ha fatto della tradizione culinaria e della buona tavola una filosofia di vita: Franco Saccà, farmacista, è responsabile della condotta provinciale di Slow Food, associazione che, in 130 paesi nel mondo, promuove un nuovo modello alimentare, rispettoso dell’ambiente, delle tradizioni e delle identità culturali. 

Eppure, il suo non è un punto di vista “integralista”: “In alcuni paesi, Stati Uniti in testa, Mc Donald’s e le catene di fast food sono radicati da decenni. Intere generazioni hanno festeggiato i loro compleanni da Mc Donald’s, li hanno frequentati, vi hanno mangiato con gli amici, si sono findanzati. Che si coronino le nozze in un fast food rientra nel costume”. Una spiegazione sociologica che non fa una grinza. Eppure è strano capire la formula vincente del fast food perfino per un “banchetto” di nozze. 

Saccà dà una chiave di lettura psicologica: “È diverso l’approccio con l’alimentzione quotidiana. Basta andare in questi paesi, ed oggi anche nelle nostre grandi città. Sono luoghi dove la gente non mangia più a casa. Le persone vanno al lavoro e poi mangiano nel fast food a cento metri. Mc Donald’s funziona perché propone a New York, a Cincinnati, a Parigi, a Roma, a Tokio locali simili e pietanze uguali. La gente ritrova in tal modo casa sua, tenuto conto che è diversa anche la cultura dell’abitare. Qui da noi una cucina è ampia anche 25/30 metri quadrati. A Tokio, New York e Milano in 50 metri quadrati c’è tutta casa”.  

Se è vero che l’american way of life ci ha influenzato, lo è altrettanto che, almeno in Italia, abbiamo influenzato Mc Donald’s come lo stesso Saccà conferma: “In italia è partita la controtendenza. Mc Donald’s ha affidato ad un tecnico dell’alimentazione l’integrazione dei classici hamburgher con le nostre tradizioni culinarie: ora troviamo l’insalata, la caprese, il gelato, la pasta, panini legati ai sapori locali. È un modo per integrare i vari luoghi. Ma il principio è uguale: ovunque stesse sedie, stessi tavoli, perfino stessa musica”.

Nonostante questi sforzi e tentativi di assimilazione culturale e gastronomica con i nostri gusti alimentari, appare improbabile che il matrimonio in fast food potrà essere importato. 

Il legame tra cibo e banchetto nuziale ha radici profonde, perfino antropologiche: “Il banchetto nuziale è un momento di evidenza sociale della famiglia. È il momento in cui si presenta la nuova coppia agli amici ed alla cerchia parentale. Il menù rispecchiava, per certi versi, tale evidenza. Settanta, sessanta o cinquanta anni fa c’erano livelli di matrimonio che rispecchiavano anche la scarsa mobilità sociale. Tra le famiglie contadine si tirava il collo ad una gallina e si invitava qualche parente. Si faceva un pranzo un po’ più sostenuto che non poteva reggere il paragone con i pranzi dei baroni che avevamo i monsù a casa. La crescita economica e sociale negli anni ’60 e ‘70 ha portato alla mobilità sociale e con essa ad un livellamento. Il basso s’è spostato verso l’alto, e l’alto, forse, verso il basso. Perfino le grandi famiglie non hanno più le grandi disponibilità economiche del passato. Se fanno qualcosa di diverso scelgono comunque un luogo diverso dalla propria residenza”.

È in questa fase di trasformazione sociale ed economica che compare, come elemento di modernità e dinamicità, la ristorazione collettiva legata ai matrimoni: “Credo – racconta Saccà – che la ristorazione matrimoniale, se così la possiamo definire, nasce dalle nostre parti a Marsala, negli anni ’60, per merito di un pasticciere e chef: Gasparino Licata. Intuisce che anche le famiglie borghesi, come quelle nobili, hanno bisogno di un luogo che non fosse la casa per celebrare il banchetto di nozze. Realizza quindi la sua prima sala da banchetto, nei pressi del porto. Riadattò un vecchio magazzino facendolo divenire la prima sala di trattenimento, cosa ben diversa dalle sale da ballo. Oggi questo tipo di ristorazione a Marsala è divenuta una industria”. 

Si contano a Marsala almeno una quindicina di sale trattenimenti che concentrano il novanta per cento della loro attività sulla banchettistica. La qualità delle pietanze è mediamente alta. “A Marsala  –  assicura Saccà – oggi si mangia meglio in questi posti che nei ristoranti e si trovano ricette di livello qualitativo notevole. È indubbio che dopo Gasparino Licata sono venuti tanti altri imprenditori del settore che, poi, altro non sono che i suoi ragazzi che si sono staccati ed hanno intrapreso la loro strada: Licata del Delfino; Enzo e Nino di Villa Favorita; altri che man mano uscivano hanno dato vita al Paradise, al Minoa”. L’ultima considerazione di Saccà sulla ristorazione banchettistica, che ci assicura è cosa ben diversa dalle offerte culinarie di alberghi e ristoranti conduce anche ad un ricordo personale: “Ricordo negli anni ’50 il matrimonio di mia zia a Campobello di Mazara: venne Gasparino. C’era solo una sala da ballo che si usava a carnevale. Gasparino la riadattò, tolse gli addobbi, allestì la sala con tavoli e tovagliato. Fu un matrimonio che fece quasi scalpore. Si mangirono piatti particolari: addirittura l’antipasto, il primo, il secondo, il dolce… ma quando mai si facevano questi banchetti! Erano gli anni della pasta con la salsa e la cotoletta… al massimo!”.

 

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